GIOVANE D’ITALIA, INFIAMMA LA TUA VITA!

All’inizio del terzo millennio, con la guerra fredda terminata da tre decenni circa, il nemico ha un solo nome, e si chiama liberismo. Il mercato, la concorrenza, le privatizzazioni selvagge, la speculazione finanziaria, i monopoli dei grandi capitalisti, gli istituti bancari, l’usura, sono questi i gangli attorno a cui si esplica un sistema criminale e parassitario. Una malattia globale come quella del coronavirus con tutta probabilità serve alla velocizzazione del progetto di costruzione dell’uomo avatar, un consumatore che ordina i prodotti tramite le applicazioni dei cellulari messe a disposizioni dalle grandi multinazionali, che intesse rapporti solo virtuali, che perde tutta la sua creatività per diventare del tutto passivo a ciò che gli accade attorno, omologato del tutto alla realtà (per giunta finta) che lo circonda e pronto a rinunciare a qualsivoglia diritto, alla stregua di quanto accade dopo un attentato terroristico, questa volta non in nome della difesa e della sicurezza, bensì della tutela della salute.

In questo senso la crescita di Movimenti come quello grillino, che pone tra i suoi punti programmatici fondamentali una sorta di digitalizzazione totale della non è stata casuale. Il sistema ci vuole così, impauriti, insicuri, pronti a rinunciare a tutto pur di avere salva la vita: provvedimenti come quello del reddito di cittadinanza sono consequenziali a questa visione della società, in quanto il sistema iperliberista , vivendo una crisi profonda, non è più in grado di dare lavoro quasi a nessuno, e quindi regala oboli per mantenere consumatori attivi, uccelli in gabbia da sfamare finché non verranno totalmente spremuti. Elemosine che molto probabilmente non saranno più elargite sotto forma di banconote in quanto, anche questa strana coincidenza favorevole al sistema, sembra che esse siano contagiose. Quale migliore modo per riportare all’attenzione il progetto di eliminazione del contante che farebbe felice ogni istituto di credito?

Ogni persona sarà collegata a una carta di credito,  la quale, come oggetto, è un’invenzione tutta capitalista, e, per il sistema, offre un triplice vantaggio: il primo è quello di non far rendere conto alla persona quanto ella arriva a spendere, inducendola subdolamente in questa maniera a privarsi di somme di denaro maggiori rispetto a quanto avrebbe speso se avesse visto le banconote con i propri occhi passare dalla sua mano a un’altra; il secondo è il guadagno derivante da commissioni, che gli istituiti di credito incassano univocamente per ogni singola transazione che viene effettuata; l’ultimo, non certo per importanza, è quello di completare un progetto di disumanizzazione del cittadino che, nel momento stesso in cui cessa di detenere il possesso del proprio denaro, passa da essere tale a ritrovarsi mero consumatore, fruitore di servizi.

Questo ultimo aspetto è di fondamentale importanza se si vuole capire bene dove ci vuole portare il sistema capitalista e perché occorra combatterlo pervicacemente; non si tratta infatti soltanto dell’espressione di una teoria economica errata, che non porta benessere ai popoli e produce ciclicamente delle crisi che sono puntualmente gli stessi popoli a pagare, ma si configura come sistema valoriale di evidente matrice liberal– massonica, che intende mercificare qualsiasi cosa, annullare ogni diversità, privare ogni comunità della consapevolezza di sé per spacchettarla e inserirla in un mondo di “fratelli” deidentitarizzati.

In un mondo dove ideali ed  idee non  esistono più, in un mondo in cui si ragiona per firme sui trattati, secondo una logica di continua e inarrestabile cessione di sovranità, ed in una nazione, l’Italia, che ha un parlamento nel quale invece che la contrapposizione politica domina la gara a chi è il miglior servitore è quindi indispensabile un cambio di rotta immediato; un’inversione di marcia che ribalti lo Status Quo. In un contesto simile la contrapposizione è evidente, e non può essere che quella tra questo assetto che ha dimostrato tutte le sue debolezze strutturali e la sua antitesi, ossia un mondo organizzato in Nazioni sovrane e corporative, che cerchino di aggregarsi in blocchi medi così da essere pronte a resistere in caso di minacce aggressive da parte delle grandi potenze capitaliste.

Guardando il parlamento oggi  abbiamo da una parte i partiti della sinistra liberale che sono acriticamente europeiste essendo quello attuale il modello di Europa a loro più vicino, e un’alternativa nazional-capitalista che persegue un sovranismo di marca anglo-occidentale. Occorre avversare in egual misura entrambe queste prospettive, poiché sono ambedue propedeutiche al mantenimento dello Status Quo all’interno del recinto capitalista. L’architettura dello Stato resta la medesima, esso può diventare più conservatore o più liberale a seconda di chi vince le elezioni del momento, ma la sostanza rimane immutata

L’Italia, come ha già fatto nella Storia sia attraverso l’Impero Romano sia per mezzo del Fascismo, potrà e dovrà essere il traino di una rinascita che diverrà presto una necessità, perché l’alternativa sarà il definitivo declino. Solo un’Italia Sociale e Nazionale potrà avere quell’autorità tale da indurre anche le altre nazioni del continente a seguire la giusta strada, è per questo che procedendo passo dopo passo, il primo obiettivo deve essere una definitiva liberazione nazionale ed europea.

La resistenza al globalismo è una battaglia ideologica che va combattuta ogni giorno, e il Movimento Sociale Fiamma Tricolore, il partito degli italiani, intende portarla avanti con tutte le proprie forze, ponendosi come argine umano e politico a tutto quello che stiamo vivendo,

Un nuovo tipo di Stato, che riprenda la visione antirazionalista e romantica propria dell’idealismo che fu di Hegel, Fichte e Gentile, è quella che proponiamo. Uno Stato spirituale che marci sotto un’unica bandiera, in cui ognuno si senta protagonista in senso comunitario e non per vanità individualista. In questa ottica lo Stato Nazionale del Lavoro si configura come meta da raggiungere, come orizzonte ideale a cui necessariamente tendere prima in Italia e poi, in prospettiva, in Europa.

L’Europa che nel 1945 uscì sconfitta dalla Seconda Guerra Mondiale perse militarmente, ma non dal punto di vista ideale. E’ da li che vogliamo ripartire, non per nostalgia ma per estrema convinzione che quell’assetto sociale nel senso più alto del termine sia il più equo, meritocratico e rispettoso di ogni singola vita umana che esista.

La gioventù è chiamata a mobilitarsi in questa direzione, perché è il momento di alzare la testa, prima che sia irrimediabilmente troppo tardi e qualcuno possa banchettare sul nostro futuro dopo averlo distrutto in maniera definitiva.

 

Daniele Proietti – Gioventù della Fiamma

 

 

 

 

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